„Mettiti le scarpe, per favore.“ – Nessuna reazione. „Vieni a mangiare adesso.“ – Tuo figlio continua semplicemente a giocare. Oppure ti guarda e fa esattamente il contrario.

Molti genitori vivono situazioni del genere e si chiedono: Perché mio figlio non mi ascolta proprio? Lo fa apposta?

Nella maggior parte dei casi no. Soprattutto tra i due e i sei anni, per i bambini collaborare è spesso ancora difficile – non necessariamente perché non vogliono, ma perché molte cose non riescono ancora a farle in modo affidabile. Attenzione, controllo degli impulsi e regolazione delle emozioni si sviluppano poco alla volta e con tempi diversi per ogni bambino.

Perché per i bambini cooperare è così impegnativo

Dal punto di vista di un adulto, una richiesta spesso sembra semplice. Per tuo figlio, però, ci sono diversi passaggi dietro.

Per esempio, per mettere in ordine deve:

  • interrompere l’attività che sta facendo
  • capire la tua richiesta e ricordarsela
  • mettere da parte il proprio desiderio
  • iniziare il compito
  • portarlo avanti fino alla fine

Queste capacità si sviluppano nel corso di molti anni e, nell’età del bambino piccolo e prescolare, non sono ancora del tutto mature.

Cosa a questa età spesso è del tutto normale

Molti comportamenti possono creare frustrazione nella vita quotidiana, ma possono far parte dello sviluppo normale. Per esempio, quando tuo figlio:

  • mentre gioca sembra non sentire le richieste
  • deve essere ricordato più volte
  • reagisce con un chiaro “No”
  • preferisce decidere da solo
  • mentre si veste, all’improvviso fa qualcos’altro
  • un giorno segue le regole e il giorno dopo le dimentica di nuovo

Questo non significa automaticamente che tuo figlio sia disobbediente. Spesso la sua attenzione è da un’altra parte oppure non riesce ancora a interrompere un impulso in modo sicuro. Queste capacità vanno prima esercitate – con tempo, tolleranza per gli errori ed esperienze positive quando qualcosa riesce.

Perché a volte i bambini fanno proprio il contrario

Soprattutto tra i due e i quattro anni cresce il bisogno di autonomia. Tuo figlio si percepisce sempre di più come una persona indipendente, con desideri propri, e vuole provarlo nella vita di tutti i giorni.

Molti bambini vogliono:

  • decidere da soli
  • provare le cose da soli
  • mettere in pratica le proprie idee
  • avere influenza sulla loro quotidianità

Per questo, un “No” spesso non significa: “Voglio farti arrabbiare”, ma piuttosto: “Voglio decidere io.”

Anche i bambini più grandi in età prescolare mettono alla prova i limiti più e più volte. Così fanno esperienza di dove sono i propri limiti e quali limiti valgono per gli altri. Questo fa parte dello sviluppo sociale e li aiuta a capire sempre meglio le regole e il rispetto degli altri.

Cosa può facilitare la collaborazione

I bambini spesso riescono a seguire meglio le richieste quando sono chiare, semplici e fattibili.

Possono aiutare, per esempio:

  • istruzioni brevi e chiare
  • attirare l’attenzione di tuo figlio prima di dire qualcosa
  • un solo compito alla volta
  • tempo sufficiente per reagire
  • routine quotidiane il più possibile stabili
  • notare e riconoscere quando la collaborazione funziona bene

Invece di:

„Finalmente riordina la tua stanza!“

spesso aiuta di più:

„Per favore, metti prima i mattoncini nella scatola.“

Compiti piccoli e concreti sono più facili da capire e da svolgere per i bambini.

Quando tuo figlio non reagisce perché è nel mezzo di un gioco

Il gioco concentrato richiede molta attenzione. Soprattutto per i bambini piccoli è spesso difficile interrompere all’improvviso la concentrazione e passare a qualcos’altro.

Per questo spesso aiuta:

  • avvisare prima del cambio
  • mettersi alla sua altezza
  • chiamare tuo figlio per nome
  • aspettare un momento, finché non hai la sua attenzione

Così tuo figlio ha la possibilità di prepararsi al passaggio.

Mio figlio deve sempre obbedire subito?

No. I bambini possono avere desideri, emozioni e opinioni proprie. L’obiettivo non è l’obbedienza cieca, ma una collaborazione sempre più affidabile.

Naturalmente ci sono situazioni in cui tuo figlio deve reagire subito – per esempio nel traffico stradale o in caso di altri pericoli. Nella vita di tutti i giorni, invece, la collaborazione si può imparare passo dopo passo.

Cosa spesso non aiuta molto

Nella vita familiare stressante può succedere facilmente che le richieste vengano ripetute sempre più spesso o con un tono sempre più alto.

A lungo andare, spesso rendono più difficile la collaborazione:

  • ripetere continuamente
  • minacce
  • lunghe discussioni durante un attacco di rabbia
  • più richieste contemporaneamente
  • aspettative che il bambino non è ancora in grado di soddisfare

Strutture chiare, limiti affidabili e un buon esempio raggiungibile di solito aiutano più di continue nuove richieste.

Quando dovresti fare più attenzione?

Parla con il tuo pediatra/la tua pediatra se tuo figlio:

  • a lungo andare capisce a malapena le richieste
  • rispetto ai coetanei ha difficoltà molto maggiori a collaborare
  • anche in situazioni tranquille riesce a essere poco attento
  • reagisce in modo molto impulsivo e questo pesa molto sulla vita quotidiana
  • mostra inoltre segnali insoliti nel linguaggio, nello sviluppo o nel comportamento sociale

Non ogni bambino che spesso non collabora ha bisogno di una valutazione diagnostica. Se però le difficoltà sono chiaramente presenti per un periodo più lungo o influenzano molto la vostra vita quotidiana, una valutazione pediatrica può essere utile.

La collaborazione nasce passo dopo passo

La capacità di collaborare si sviluppa insieme al linguaggio, all’autonomia e al controllo degli impulsi. Aspettative chiare, limiti affidabili e tempo sufficiente per esercitarsi aiutano il tuo bambino a collaborare sempre meglio con gli altri.

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